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I Social Media e i competitors: copiare è davvero la mossa più furba?

Qualche anno fa se qualcuno ci avesse chiesto cosa differenziasse i social media sul mercato, la risposta, diciamolo, sarebbe stata semplice.
TikTok era la app per i video brevi, Youtube per i filmati lunghi, Instagram la piattaforma ad hoc per condividere foto e infine Twitter il terreno fertile del contenuto scritto. In questo articolo ci concentreremo su questi social media, trascurando Facebook meno coinvolto da questo corsa alla omologazione.

TikTok, Instagram, Twitter e Youtube hanno sempre più voglia di aggiudicarsi nuove fette di mercato e utenti, ma a quale prezzo? Rendendo le differenze sempre più labili. Qual è il rischio di un approccio simile? Cerchiamo di scoprirlo insieme con degli esempi e una breve riflessione.

Instagram rincorre Snapchat e Tiktok

Il mercato è ricco di tantissimi social media e ogni volta che uno di questi introduce nuove funzionalità, tutti gli altri lo copiano.
Un percorso che avviene di frequente e ricorda quello di Instagram.
Anni fa il social media in questione era il ritrovo di esperti in fotografia, principianti o comunque appassionati di settore. Il social network era ricco di post fissi, filtri che garantivano una resa migliore delle immagini. L’arrivo ed il successo di Snapchat, ha spinto Instagram a introdurre le stories (contenuti che restano online per 24h); poco dopo, per rincorrere TikTok, ha proposto i Reels (video a scorrimento verticale). Tante nuove opzioni, nate per stare al passo con i tempi e non perdere followers.

TikTok introduce i video di 10 minuti: opportunità o minaccia?

Un altro caso che ci ha colpito è quello di TikTok, che alla sua nascita offriva agli utenti video brevi, montaggi accelerati, scherzi, balli, acrobazie e panorami mozzafiato.
Il social media a livello mondiale ha riscosso un successo incredibile e man mano ha introdotto delle novità, dai video di 10 secondi è arrivato a quelli di 15 fino addirittura ai 10 minuti di durata. Una configurazione più vicina al mondo Youtube storicamente conosciuto sul mercato per approfondimenti video più lunghi.
Con queste nuove funzionalità, gli utenti che ricercano i filmati brevi sono in difficoltà perché si imbattono involontariamente in video di lunga durata nella sezione feed (area delle notizie aggiornate in tempo reale).

Pensiamo ad esempio ad un video di 9 minuti, lo inizi, ti piace ma sei sicuro di riuscire a guardarlo tutto?

Il caso Twitter e le conversazioni audio

Un altro esempio è quello di Twitter che inizialmente si focalizzava solo sui testi scritti, con l’arrivo di Clubhouse e la grande ascesa dei Podcast ha introdotto Twitter Space (una sezione live audio dedicata alle conversazioni). Una funzionalità che non era stata richiesta dagli utenti, anzi molti di loro erano anni che desideravano il pulsante modifica dei Tweet e questo non è ancora arrivato.

Alcune considerazioni

C’è un innegabile livellamento generale delle funzionalità: Youtube e IG spingono sui video brevi, Tik Tok fa il contrario. Twitter, invece, lancia un nuovo servizio sull’onda del successo dei podcast, senza che venisse richiesto.

Questo nuovo trend nasce dal pensiero che offrire molto sia offrire il giusto, ma è davvero così? Chi di voi cancellerebbe tutti gli account social per concentrarsi solo su uno? La strategia imitativa è la strada corretta?

Di certo non esiste una sola risposta, alcuni utenti richiedono più opzioni e versatilità, altri si sentono traditi dal social che cambia natura di volta in volta per rincorrere gli altri.

Un social media che copia gli altri rischia di perdere originalità, diventa ripetitivo e appiattisca i target.

Noi pensiamo che dare nuove funzionalità richieda una profonda conoscenza dei propri follower, dei loro bisogni e delle loro aspettative.
Le nuove funzionalità dovrebbero portare dei benefici per gli utenti, essere originali rispondendo alle loro esigenze.

Il segreto, quindi, è di avere una grande capacità di ascolto, accompagnata da una altrettanto significativa capacità realizzativa.

 

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