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Carta dei valori: la punta dell’iceberg

Nell’articolo della settimana scorsa abbiamo definito la carta dei valori come il documento che raccoglie missione, visione, principi e valori di una azienda. Generalmente è una brochure (fisica o digitale) a scopo divulgativo, dal visual coerente con i tratti distintivi dell’azienda. E’ un primo touchpoint di comunicazione, utile sia all’interno che all’esterno utile a chiarire chi è l’azienda, come agisce, chi vuole servire e quale è la sua cultura. Ne trasmette l’anima, l’essenza profonda, sua e delle persone che ne fanno parte.

In quella occasione abbiamo anche visto come la sua realizzazione sia un percorso fatta di momenti di ascolto, di analisi, di sintesi, di partecipazione e condivisione.

Quest’oggi approfondiamo il primo di questi momenti l’ascolto, non prima di aver chiarito una cosa fondamentale: la carta dei valori è la formalizzazione di un lavoro interno lungo e probante, che tocca la cultura aziendale, cambia le zone di confort, modifica le relazioni.

La carta dei valori è la punta dell’iceberg, è la parte visibile di un lavoro più vasto e importante che sempre più aziende stanno decidendo di fare per evolvere, per anticipare il futuro e imparare a convivere con l’incertezza.

Quanto è importante l’ascolto?

Tra le tante definizioni di ascolto disponibili in rete, quella che preferiamo parla dell’ascolto come “della capacità di porre attenzione alla comunicazione dell’altro senza formulare giudizi. È un atto intenzionale che impegna la nostra attenzione a cogliere quanto l’altro ci riferisce sia in modo esplicito che implicito, sia a livello verbale che non verbale”.

Come ogni capacità umana, ognuno di noi potrà avere una certa predisposizione, ma solo con la formazione e l’allenamento si potrà diventare tanto esperti da poter esplorare e approfondire temi intimi come i valori e i principi, superando i filtri del politically correct.

Questa considerazione porta ad un altro suggerimento. Se avete intenzione di intraprendere questa strada, rivolgetevi ad una terza parte. Ricordatevi che uno dei pilastri dell’ascolto è l’assenza del tanto temuto giudizio che, anche solo a livello di percezione, potrebbe essere più alto quando si ha di fronte un superiore gerarchico o un collega e non un professionista esterno, garante della riservatezza e della indipendenza.

Da queste poche righe avrete già capito che l’ascolto è l’elemento cardine del percorso in grado di determinare la qualità del risultato finale. Facendo un parallelo con il mondo culinario, anche nel nostro caso, la qualità della materia prima è la premessa per la realizzazione di un piatto gourmet. Certo, poi le sapienti mani di uno chef potranno fare la differenza, ma senza prodotti di base eccellenti il risultato sarà deludente.

Come uno chef, il professionista chiamato a gestire la fase di ascolto conosce le dosi, i metodi di cottura, i trucchi per superare gli ostacoli.

C’è un metodo migliore di altri?

La risposta è no, non esiste un metodo migliore. Le strade sono molte, sceglierne una rispetto ad un’altra dipende da tanti fattori.

Ora vi raccontiamo brevemente il nostro approccio. Non perché sia il migliore. Anzi, se leggendo queste righe trovate aree di miglioramento e pensate che alcuni fasi andrebbero affrontati diversamente, fatecelo sapere. Sarà un piacere confrontarci.

Dopo aver ricevuto l’incarico e aver individuato il gruppo di lavoro interno, iniziamo la fase di studio di tutta la documentazione disponibile all’interno dell’azienda per fare il punto nave e capire da dove si sta partendo.

Dedichiamo, inoltre, molta attenzione all’analisi della struttura aziendale: livelli gerarchici, ruoli/mansioni, meccanismi integrativi, …. Conoscerla è propedeutico all’organizzazione della fase di ascolto, che sarà personalizzata per ciascun layer, individuando strati il più possibile omogenei.

Un esempio vale più di ogni spiegazione. La segmentazione più semplice e utilizzata è a tre livelli e prevede:

  • Proprietà/C-Suite
  • Middle Management
  • Altri dipendenti

Per le strutture più numerose può essere ulteriormente articolata in figure di back-office e di front office.

Come si svolge la fase operativa dell’ascolto?

Con il nostro approccio, la fase operativa, quella che permette di far emergere e raccogliere informazioni e percezioni riguardo a ciò in cui l’azienda crede e a come vorrebbe interagire all’interno e con il mercato di riferimento, è differenziata per ciascuno dei livelli individuati.

E’ un scelta dettata dall’esperienza. Infatti in moltissimi casi abbiamo constatato che ruolo e posizione gerarchica influenzano il vissuto e i desiderata. Inoltre, nel caso di momenti di ascolto collettivi, la promiscuità gerarchica può condizionare l’espressione di idee e opinioni.

Tornando all’esempio di prima, abbiamo:

PROPRIETA’ /C-SUITE: prevediamo colloqui personali, di un’ora circa, condotti su traccia predefinita. Con la proprietà e la C-Suite è sempre meglio avere un rapporto diretto, il migliore per raccogliere anche gli eventuali orientamenti e le linee di evoluzione.

MIDDLE MANAGEMENT: con loro gli workshop sono più efficaci. Incontri della durata di una mezza giornata, con 6 a 10 partecipanti, stimolando momenti di lavoro di gruppo e momenti di lavoro individuale.

ALTRI DIPENDENTI: per loro, a seconda del numero e del ruolo, si possono prevedere workshop, simili ai precedenti, oppure approcci di ricerca quantitativa, utilizzando un questionario strutturato, anonimo via e-mail, con domande prevalentemente chiuse. Si tratta di uno strumento utile ad indagare il livello di conoscenza dei valori e raccogliere indicazioni sul clima aziendale.

In conclusione

Ultimato l’ascolto si è a metà del guado: si sono superati fondali scivolosi, evitato buche, resistito a mulinelli e a correnti impetuose. Per ultimarlo ci vuole ancora tanta forza e determinazione.

Molti si staranno chiedendo se vale la pena di iniziare la traversata, altri a metà strada, se hanno fatto la scelta giusta. La nostra risposta è in uno dei più significativi insegnamenti della teoria dell’evoluzione:

“la specie che sopravvive non è la più forte, ma quella più reattiva ai cambiamenti” (C.R. Darwin).

Buon lavoro.

 

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